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Ultrasuoni

Efficace per il miglioramento delle adiposità localizzate, levigazione della pelle e miglioramento dell’ossigenazione dei tessuti trattati, riduzione della cosiddetta “buccia d’arancia”.

L’ Ultrasuoni è un’apparecchiatura concepita per essere l’alternativa non invasiva alla pratica chirurgica della liposuzione, con funzioni quindi di attenuazione e riduzione volumetrica degli accumuli adiposi localizzati.
La riduzione di volume della plica adiposa localizzata, si esplica attraverso due fondamentali principi d’azione a carico della membrana citoplasmatica adipocitaria:

1. Lipoclasia sequenziale ossia la rottura parziale o totale della stessa membrana a causa dell’energia sprigionata dall’implosione della bolla e trasmessa attraverso un’onda d’urto alle cellule adipose.

2. Osmosi inversa indotta dalla forza tangenziale (shear force) che esercita il fascio pressorio a carico della membrana e l’aumento progressivo della permeabilità con la fuoriuscita del contenuto trigliceridico nell’ambiente extracellulare.
Il contenuto adipocitario così emulsionato nell’interstizio si evacua tramite la via veno linfatica e segue quindi le fisiologiche vie metaboliche. (flusso ematico, elaborazione in sede epatica, clearance renale ecc.)
Le caratteristiche del materiale piezoelettrico, assieme al controllo in tempo reale di tutti i parametri elettrofisici consentono di avere il punto di massima efficienza all’interno dell’ipoderma (target) con irrisorie dispersioni energetiche nei tessuti circostanti.
L’apparecchiatura risulta cosi decisamente sicura ed efficace.

1. adiposità localizzata primaria
2. adiposità localizzata secondaria
3. esiti di dismorfia post liposuzione

Con il termine adiposità localizzata (A.L.) si indicano le zone del corpo maschile e femminile dove il tessuto adiposo è presente in maggior quantità per una riduzione dell’attività lipolitica ad opera degli ormoni sessuali (Adiposità localizzata primaria).

Le zone di A.L. nel distretto inferiore del corpo sono individuabili a livello dei fianchi, dei glutei, dell’addome, della faccia esterna ed interna della coscia e della parte interna del ginocchio. Nel distretto superiore annotiamo il braccio nella sua parte posteriore in corrispondenza del muscolo tricipite brachiale dove l’A.L. è spesso associata ad ipotonia muscolare.
In tutte queste sedi il grasso tende a consolidarsi perché mentre l’azione di liposintesi avviene in modo regolare, gli enzimi lipolitici deputati alla solubilizzazione del grasso vengono inibiti dall’attività estrogenica locale.

SICUREZZA DEL TRATTAMENTO

Il sistema certificato per uso estetico per Lui e per Lei permette l’utilizzo all’estetista in completa sicurezza. L’ Ultrasuoni è un sistema che consente di notare, già alla prima seduta, risultati significativi senza creare nessun dolore ne trauma, essendo un sistema non invasivo non necessita di nessun tipo di anestesia. Durante il trattamento è consigliabile bere molta acqua, fare attività fisica ed eseguire i trattamenti intermedi per evitare il rilassamento dei tessuti

L’esperienza maturata in medicina ci insegna come gli ultrasuoni siano indicati per il recupero dei liquidi essudati nello spazio intercellulare, come dimostra il loro impiego per il riassorbimento degli edemi.
Tale applicazione testimonia che gli ultrasuoni possono essere utilizzati senza problemi su tessuti il cui microcircolo è gravato da forti compromissioni e da fragilità capillare in genere (l’edema è infatti una fuoriuscita cruenta di sangue dai vasi capillari che tende a stazionare in prossimità del vaso fortemente compromesso dal quale è fuoriuscito).
Ne consegue che l’ultrasuono risulta il metodo più efficace attualmente conosciuto per supportare il microcircolo cutaneo nello svolgimento delle sue funzioni, la degenerazione delle quali comporta la concausa certa dell’insorgenza della cellulite. Sempre la medicina ci insegna che l’ultrasuono ha una funzione disgregante nei confronti di strutture rigide quali ad esempio i calcoli renali.
Sappiamo infatti dalla fisica e dalla medicina che l’applicazione degli ultrasuoni al tessuto biologico determina una reazione detta di cavitazione. In pratica i liquidi che costituiscono in grande percentuale il tessuto cutaneo (il settanta per cento ed oltre) si spostano con movimento ad onda lungo la direzione degli ultrasuoni (in questo caso specifico verso la profondità della pelle). I liquidi che sono presenti nella nostra pelle ospitano disciolti al loro interno una minima quantità di gas notoriamente di peso molecolare inferiore al liquido stesso e pertanto più mobili; vedremo quindi che le molecole di liquido si sposteranno verso l’interno del tessuto avendo nella loro parte più avanzata (e quindi più rivolta verso l’interno) i gas disciolti ed in coda il liquido.
Quando queste molecole arrivano a contatto con la struttura sclerotizzata e quindi rigida e solida del nodulo di cellulite avremo la parte gassosa compressa tra la superficie del nodulo e la coda di liquidi dal peso molecolare decisamente maggiore rispetto ai gas stessi.
Appena raggiunta la compressione potenzialmente massima i gas reagiscono dilatandosi determinando delle microesplosioni tramite le quali si disperdono nell’ambiente circostante (e quindi in altre molecole di liquidi). Queste microesplosioni è ormai dimostrato che sono in grado di frazionare calcoli renali di dimensione anche rilevante, disperdendo tali frammenti nei liquidi presenti all’interno del rene e tramite l’espulsione fisiologica ne consentono l’eliminazione.

Negli ultimi anni la medicina estetica e l’estetica hanno dimostrato come l’ultrasuono sia realmente attivo nei confronti del nodulo di cellulite e tale conclusione può essere facilmente confermata anche da un confronto tra noduli di cellulite e calcoli renali.
Sappiamo infatti che entrambi sono costituiti da materia non più vitale di notevole rigidità (cellule sclerotizzate e cristalli) all’interno di organi costituiti da oltre il settanta per cento di liquidi (pelle e reni), appare quindi ovvio che il fenomeno di cavitazione attivo verso il calcolo renale sia efficace anche nei confronti del nodulo di cellulite.
Dobbiamo quindi cambiare la frequenza di emissione degli ultrasuoni adottati per il trattamento dei calcoli renali al fine di limitare la loro azione esclusivamente al tessuto cutaneo; lavoreremo quindi ad una frequenza fissa di 3 MHz per estetica e di 1 MHz per medicina.
La struttura esterna del nodulo che viene progressivamente attaccata e disgregata dall’azione dell’ultrasuono si disperde nei liquidi presenti nello spazio intercellulare, consentendo così di ottenere un risultato particolarmente importante.
Sappiamo infatti che l’ultrasuono consente anche un’azione di recupero nei confronti dei liquidi presenti nello spazio intercellulare (vedi riassorbimento degli edemi) pertanto potremo al tempo stesso ridurre il volume dei noduli e recuperare grazie ad una indotta maggiore funzionalità del microcircolo linfatico i liquidi presenti nello spazio intercellulare nell’ambito dei quali si sono disperse le fibre disgregatesi dai noduli trattati.
A supporto ricordiamo la sperimentazione condotta dal Professor Raul Pinto, Titolare della Cattedra di Medicina Estetica all’Università J.F. Kennedy di Buenos Aires e Presidente del Capitolo Argentino di Medicina Estetica che definisce l’applicazione degli ultrasuoni nel corso del Congresso de “Les Nuovelles Esthetétiques” di Rio de Janeiro dell’agosto del 1994 “la più seria ed efficace applicazione non invasiva utilizzabile per avere risultati vincenti nei confronti degli inestetismi dovuti alla cellulite”.

Ricordiamo inoltre che già dal 1989 il Professor Zocchi, medico chirurgo plastico, ha adottato gli ultrasuoni nel corso degli interventi di liposuzione grazie a speciali cannule che emettono tale forma di energia, perché a suo dire sono in grado di “frantumare le cellule adipose delle zone critiche”.
Interessante è anche il riscontro avuto dal Dottor Bruno Massa, Presidente della Società Medica Italiana di Elettrolipolisi ed Elettroterapia Estetica, che sin dal 1993 valuta positivamente, sulla base di personali sperimentazioni, l’applicazione degli ultrasuoni nel trattamento degli esiti da cellulite.

Per finire desideriamo ricordare che la External Ultrasound Assisted Lipoplasty (XUAL), metodica di lavoro sperimentata in medicina ambulatoriale, prevede, con la sola applicazione di trasduttori di ultrasuoni esterni alla pelle, di rendere più fluido o lisare del tutto il tessuto adiposo, permettendo quindi una più facile e rapida eliminazione del pannicolo grazie ad un semplice aspiratore. La metodica XUAL è stata inoltre confermata nella sua validità anche dalle pubblicazioni di “Basi Cliniche e Terapeutiche” come risulta dalle recenti pubblicazioni disponibili su internet al sito www.medicinaestetica.it.
Per terminare ricordiamo che l’ultrasuono ha da sempre evidenziato una notevole facilità di veicolazione intracutanea dei principi attivi. Nel caso specifico si può ipotizzare l’intervento di due fattori che insieme concorrono all’elevato livello di assorbimento dei principi attivi presenti all’interno dei cosmetici utilizzati:

1) la facoltà di foresi da parte degli ultrasuoni è universalmente riconosciuta quale la più efficace tra le tecniche non invasive. Questo trova supporto nelle prove effettuate dalla Società farmaceutica Manetti & Roberts che ha riscontrato un livello di assorbimento cutaneo altissimo del prodotto Somatoline applicato con ultrasuoni, decisamente superiore all’abbinamento con qualsiasi altro metodo di veicolazione non invasivo.
Recentemente ricordiamo come, nell’ottica della somministrazione di insulina a diabetici cronici con patologia acuta, siano stati sviluppati studi da parte del Massachusetts Institute of Technology di Cambridge, Massachusetts, che dimostrano come l’ultrasuono applicato a contatto con la cute ne alteri temporaneamente la struttura esterna sino a creare delle microscopiche cavità di circa 10/15 micron. Questi studi sono stati confermati anche dalla sperimentazione di Joseph Kost, Professore di Ingegneria Chimica all’Università Ben Gurion del Negev in Beersheeva, Israele.
Nel corso del Congresso della Acoustical Society of America svolto a Seattle nel giugno 1998 il Professor Kost ha illustrato il risultato dei suoi studi, affermando che queste modificazioni temporali permettono la veicolazione dei principi attivi anche per molte ore;

2) l’ultrasuono vanta una azione di disgregamento e nebulizzazione dei liquidi in minutissime goccioline e comunque crea un’azione disgregante del prodotto fluido posto a contatto con la fonte di ultrasuoni stessi, permettendo un frazionamento in strutture a peso molecolare basso, tali da poter sfruttare al massimo le alterazioni temporanee della superficie cutanea su illustrate.

Se ai due elementi appena illustrati aggiungiamo il fatto che US sfrutta il miglior metodo di irradiazione di ultrasuoni potenzialmente realizzabile, comprendiamo come l’abbinamento con il cosmetico idoneo permetta risultati molto interessanti.  La qualità del sistema di erogazione di ultrasuoni da parte di US consiste nel fatto che i trasduttori di ultrasuoni siano posti su di un solo lato della piastra metallica destinata ad andare a contatto con la pelle del paziente, esattamente quello opposto alla pelle; in maniera tale da consentire una trasduzione migliore in qualità, quantità ed uniformità degli ultrasuoni prodotti in direzione della pelle.
PER AUMENTARE L’EFFETTO CAVITAZIONALE E DISGREGARE UN NUMERO MAGGIORE DI CELLULE ADIPOSE SI OPERA UN ABBASSAMENTO DELLA FREQUENZA DI OSCILLAZIONE. QUESTO PERO’ CAUSA UN AUMENTO DEI RISCHI DEL TRATTAMENTO.

PER EUMENTARE L’EFFETTO DI QUESTO TRATTAMENTO E NON AUMENTARE I RISCHI ABBIAMO MODULATO LA FREQUENZA DI 1MHz CON UNA BASSA FREQUENZA IL RISULTATO CHE NE SEGUE E’ IL SEGUENTE:

un’onda ultrasonica di questo tipo permette di diminuire molto l’effetto di iperemia  e di poter quindi raggiungere ampiezze maggiori -> MAGGIORE INVASIVITA’ NELL’ADIPE LOCALIZZATO
-> MAGGIORE DISGREGAZIONE CELLULARE

Con questa figura si rappresenta il segnale da un punto di vista meccanico. A ogni picco la cliente percepisce dei picchiettii che permettono di raggiungere una profondità maggiore e quindi di disgregare il pannicolo più profondo pur non aumentando il numero delle cave, ma aumentandone solo la dimensione.

IL METODO

1 – E’ PROVATO CHE MAGGIORE E’ IL CONTENUTO D’ACQUA NEI TESSUTI TRATTATI E MAGGIORE SARA’ L’EFFETTO CAVITAZIONALE -> NELLA PRIMA FASE DEL TRATTAMENTO SI CONSIGLIA DI UTILIZZARE IL DISPOSITIVO SUL PROGRAMMA CONTINUO CON UN GEL MOLTO ACQUOSO IN MANIERA DA AUMNETARE IL CONTENUTO D’ACQUA NEL TESSUTO TRATTATO ( I MEDICI USANO FARE DELLE INFILTRAZIONI DI FIOSIOLOGICA)

2 – UTILIZZARE IL DISPOSITIVO SUL PROGRAMMA CAVITAZIONE MODULATA CON UN GEL CONTENETE PRINCIPI ATTIVI ANTICELLULITE O SIMILI. PER QUESTA FASE E’ OPPORTUNO UTILIZZARE IL MANIPOLO EFETTUANDO LE PLICHE SULLA ZONA TRATTATA MA SENZA COMPRIMERLO SULLA CUTE.

I RISULTATI OTTENIBILI SONO:

LEVIGAZIONE DELLA PELLE E MIGLIORAMENTO DELL’OSSIGENAZIONE DEI TESSUTI TRATTATI

AMMORBIDIMENTO DELLE AREE IN CUI IL PANNICOLO E’ IN FORMA PIU’ SOLIDA -> SI CONSIGLIA DI EFFETTUARE UN TRATTAMENTO DI MASSAGGIO ENDODERMICO PER RIASSORBIRE PARTE DEL PANNICOLO E DRENARE I LIQUIDI RILASCIATI (NE CONSEGUE UN A PERDITA IN CENTIMETRI)

AUMENTO DELLA PRODUZIONE DI FIBROBLASTI ED ELASTINA -> AUMENTO DELLA PRODUZIONE DI COLLAGENE -> DIMINUZIONE DELLA COSIDDETTA “BUCCIA D’ARANCIA”